domenica 25 gennaio 2015

#02 Il terzo tipo

Può darsi che una mattina, esasperati dall'afrore sull'autobus delle sette e dalle derive passivo-aggressive nella vostra home di Facebook (con cui state cercando di distrarvi dal summenzionato afrore) decidiate di fare un cambio di programma repentino, salire su un treno a lunga percorrenza e andarvene il più lontano possibile. In sostanza, superare almeno due confini.
Questa non è una decisione definitiva.
(L'unica decisione definitiva che esista nella vita, prevede un diverso utilizzo del mezzo treno.)
Dunque, avete optato per la prima soluzione e ve ne siete andati il più lontano possibile, magari avete preso altri treni o aerei e pensate di aver bruciato i ponti finanche coi vostri poveri genitori, pazzi di dolore per la vostra fuga.

Ma non è così che funziona.

Se siete una persona che alle persone piace, i vostri amici e parenti, i vostri numerosi fidanzati e amanti, i vicini di casa, la postina e quel simpatico senzatetto a cui date sempre gli avanzi di due domeniche fa, sapranno già della vostra fuga, prima ancora che siate partiti. Prima ancora che l'abbiate deciso. Hanno intravisto da tempo le pieghe della stanchezza e dell'insoddisfazione agli angoli della vostra bocca. Vi hanno regalato una settimana in un centro benessere. Vi hanno organizzato una festa d'addio con palloncini colorati, musica anni ottanta, droga, alcol, spogliarelli, lacrime e abbracci. Quando sarete ben sistemati nel vostro attico con vista sugli Champs Elisées vi raggiungeranno le loro lettere vergate a mano, al lume di candela, su pergamene artigianali, che con delicatezza s'informano sulla vostra salute e vi pregano di tornare. A cui non risponderete.
E non tornerete, ovviamente, perché siete una persona che alle persone piace, e di persone è pieno il mondo.

Oppure siete una persona che alle persone NON piace. La situazione è altrettanto semplice. La festa d'addio ve l'hanno organizzata comunque, ma il giorno dopo la vostra partenza. Coadiuvati da fiumi di alcool, hanno incendiato le vostre cose, bruciato ogni documento che li colleghi a voi, fatto un paio di rituali apotropaici ed eliminato i vostri contatti dal cellulare, dalla mail e da ogni social su cui abbiano mai interagito con voi negli scorsi quindici anni, compresi Livejournal e Myspace. Ritornereste se non ci fosse un cratere al posto della vostra casa e se i vostri familiari non fossero entrati in un programma di protezione per rendersi irreperibili.

Qualora non vi siate riconosciuti in nessuna delle due situazioni, è possibile che siate una persona del terzo tipo.
Siete fuggiti più di un mese fa, con tutte le precauzioni dovute all'ansia di essere scoperti, avete spento il cellulare e tolto la batteria, avete smesso di usare i social e di controllare l'email. Agli amici e parenti avete detto che andavate a comprare le sigarette dal tabaccaio all'angolo. Poi avete cambiato pettinatura, abbigliamento e sesso, e dopo un'estenuante odissea in nave avete raggiunto il Sudamerica, dove lavorate sotto falso nome in una piantagione di banane biologiche.
Dopo un mese e mezzo avete riacceso il cellulare, aperto l'email, guardato tutte le nuove puntate di chi l'ha visto su un vecchio televisore scassato nascosto sotto la vostra branda, solo per scoprire che nessuno vi ha cercati. Siete diventati fan su Facebook di un movimento sindacale cileno, di “Banane biologiche El Gordo” e del cinema locale che proietta film in inglese. Avete messo come immagine del profilo la foto di un banano e avete ricevuto tre like e il commento “ma tu ki eri?”.


Tornerete. Perché il primo amore non corrisposto non si dimentica mai, soprattutto se il suo oggetto è l'umanità intera. E non dovrete neanche preoccuparvi di riallacciare rapporti o dare spiegazioni, perché nessuno si accorgerà del vostro ritorno, così come nessuno si è accorto della vostra partenza.